FRANCO BONSIGNORI



FRANCO BONSIGNORI www.francobonsignori.com
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Franco Bonsignori nasce a Livorno nel 1939. Ha studiato arte alla Libera Accademia d’arte Trossi Uberti di Livorno. Negli anni ’90 è membro del Gruppo Marcel DuchampHa partecipato a concorsi di carattere nazionale e regionale, riscuotendo premi e riconoscimenti vari.Dal 1994 ha insegnato discipline dell’arte al Centro Culturale “Massimo Luschi” e in alcune scuole elementari; inoltre, tiene corsi promossi dalla circoscrizione 1 di Livorno. Dal 2009 insegna discipline dell’Arte alla Scuola d’Arte Trossi Uberti di Livorno.Nel 2009 diventa socio cultore del Gruppo LabronicoNel 2010 dona due sue opere al Museo Civico Fattori: “Da Cervantes a Collodi” realizzato nel 2009 e “In concerto” del 2006. Questi dipinti rappresentano invenzioni metafisiche: i miti letterari del Don Chisciotte e di Pinocchio diventano strane figure antropomorfe meccanicizzate.
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”… Ottimo grafico, valente colorista ed interprete autonomo di un accesa trasposizione figurale, Franco Bonsignori enumera l’invenzione di un eterea sublimazione espressiva che diventa ovazione poetica... dalla padronanza certa del disegno, il maestro libera quella sua virtuosa fantasia, difficilmente collocabile in un'unica dimensione. Perché dall’attenta analisi degli assunti, abbiamo annotato l’ampiezza metafisica che vibra nel pianeta onirico dell’inconscio popolato da quel tenore surrealistico che abbraccia la vicenda culturale dell’intero novecento, con conseguenti, dubbi, certezze, con l’avvenuta addizione di proiezioni intimistiche su passato, presente e futuro laddove le predilette valenze estetiche delle simbologie e delle accensioni allegoriche, recitano un ruolo fondamentale…”.

Aldo Albani


“… Il fare artistico di Franco Bonsignori si colloca in una dimensione dove il sottile filo che congiunge modernità e tradizione, ben lungi dallo spezzarsi, non solo è ancora nitidamente percettibile, ma addirittura rappresenta uno degli elementi portanti del procedimento di realizzazione dell’opera.
Ne conobbi la pittura intorno alla metà degli anni novanta e già allora ebbi modo di rilevare in quale misura il lavoro di questo artista fosse ben radicato in un vissuto di esperienze che abbracciava la storia dell’arte dal Rinascimento fino alle avanguardie storiche del novecento.
Echi futuristi, suggestioni metafisiche e allusioni simboliche ne animavano le composizioni, inverandosi in opere dove la sintesi pittorica era fin da allora sostenuta da un disegno solido e preciso, autentico distillato di una secolare tradizione tutta toscana. Un disegno che perfino nelle opere astratte costituisce ancora oggi il vero punto di forza del procedimento artistico di Bonsignori, dalla fase progettuale dell’opera fino al quadro finito. I supporti, accuratamente trattati con la preparazione di un imprimitura, come si usava fare nelle botteghe rinascimentali, denunciano invece il rispetto di quelle conoscenze di derivazione artigianale, stratificatesi nel corso dei secoli, che caratterizzano il “mestiere” del pittore.
Negli ultimi anni Bonsignori ha ulteriormente affilato i suoi mezzi e in una recente mostra dedicata ai quattrocento anni del Don Chisciotte di Cervantes, ha addirittura recuperato alla pittura quella poetica dell’object trouvè cara a certe avanguardie, non utilizzando effettivamente oggetti ma riproducendoli sulla tela con rigore fotografico, dando così vita a personaggi bizzarri nel cui corpo sono riconoscibili scarti di vecchie auto e moto assemblati secondo fantasia: “curiose figure antropomorfe, improbabili automi che non potranno mai funzionare davvero” .
Nelle ultime opere riunite in questa mostra e dedicate ad un altro grande capolavoro della letteratura popolare, il Pinocchio di Carlo Collodi, la scomposizione d’immagine di stampo futurista è praticata con sempre maggior rigore ma, quasi a contrapporre dialetticamente passata e presente, la cellula generatrice dello spazio pittorico è costituita da una imago clipeata, ovvero un immagine circoscritta in un ideale scudo di forma ovale o meglio “ a mandorla”; un modello di evidente derivazione classica che persiste e riaffiora più volte nella storia dell’arte. Gli automi metafisici, costruiti con bielle, cilindri e ammortizzatori sono di nuovo lì, ineffabili personaggi di un fiabesco microcosmo che ruota intorno alle vicende del burattino/bambino. Nell’episodio in cui Pinocchio è inghiottito dal pescecane Bonsignori compie una felice incursione nell’universo Pop, trasfigurando l’immagine dell’animale in quella di una popolare autovettura famosa negli anni sessanta. Altri episodi, come quello del Gatto e la Volpe, offrono invece all’artista l’occasione per attuare una sorta di flash back nella propria storia personale, attingendo immagini dal vasto repertorio iconografico della sua produzione".

Mario Michelucci



 
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