GIORGIO LUXARDO



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Nato a Livorno nel 1932, Giorgio Luxardo frequenta fin dagli anni giovanili gli studi dei "maestri" livornesi, come Renato Natali, Gino Romiti, Ferruccio Mataresi, Cafiero Filippelli, oltre a quello di Pietro Annigoni, e da loro apprende i primi elementi della pittura. Proseguendo la fertile vena artistica dei post-macchiaioli, si indirizza subito verso linguaggi figurativi derivati dalla scuola macchiaiola.
Le uscite quotidiane a dipingere “en plein air” gli permettono di realizzare, con grande padronanza dei colori, delle luci e dei contrasti, le coste toscane, le sconfinate terre maremmane, le splendide campagne livornesi; con un’ attenzione particolare realizza in studio le nature morte.
Il critico d'arte Sergio Vincenzoni scrisse nel lontano 1979: "nessuna avventura nell'informale sembra affascinare Luxardo, eppure un osservatore scrupoloso riesce ad avvertire un misterioso "quid" trascendentale che esalta, dal di dentro, anche il soggetto più scontato".
Giorgio Luxardo attualmente è il più anziano socio del prestigioso Gruppo Labronico. Dal 1964 è stato promotore del Premio Rotonda ed ha preso parte a convegni e mostre collettive in Italia e all'estero.
Nel 1975 gli è stato assegnato il Premio Nazionale Marc’Aurelio per la pittura.
Le sue opere si trovano nelle più importanti aste e gallerie d’arte italiane e di lui, si sono occupate numerose testate giornalistiche e riviste d’arte.

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“[…] Pur essendo particolarmente apprezzato per i suoi meravigliosi paesaggi Giorgio Luxardo è senz’altro uno di quei pittori, che non ha dimenticato le mirabili potenzialità dello studio delle nature morte. Nella sua opera intitolata “Frutta”, ad esempio, l’incursione classica si stempera mirabilmente in un discorso figurativo moderno seppur organico tra l’oggetto e l’ambiente a lui circostante. Nella sua straordinaria evidenza la frutta vive per rapporti di luci e di ombre, si anima nella forza del colore rilevandosi da un fondo chiaro. S’instaura quindi un dialogo con l’oggetto naturale volto a scoprirne la innata bellezza, tuttavia sulle corde di una velatura romantica svincolata da ogni qualsivoglia retorica, il canto poetico non si ripiega su se stesso, bensì diviene il lieve sussurro del “vero” felicemente disposto a svelare i preziosi tesori del quotidiano. Frutto di una spiccata personalità tutta l’opera di Giorgio Luxardo rappresenta una affascinate storia fuori dalle righe, che nella coerenza e in una geniale sensibilità fonda un processo evolutivo teso a rivendicare uno spazio più idoneo all’identità artistica nello scenario contemporaneo. […] Siamo negli anni in cui grazie all’amico Ferruccio Mataresi ha l’opportunità di frequentare lo studio di Pietro Annigoni, dal quale ha potuto attingere l’insegnamento fondamentale di tutta la sua attività artistica: essere se stessi, con convinzione, con serietà lasciando sempre la porta aperta all’entusiasmo creativo. Non a caso, proprio in questo periodo, Gino Romiti vede nel giovane artista interessanti potenzialità e nel 1964 lo invita a far parte del Gruppo Labronico. Da qui in poi iniziano a susseguirsi molte esposizioni importanti, tra cui quelle con il Gruppo stesso e nel 1975 gli viene assegnato il Premio Nazionale di Pittura Marc’Aurelio. Semplice, schietto, diretto, Giorgio Luxardo dipinge la verità dolce - amara delle cose senza tingerle. Lontano da assurdi manierismi e facili cliché il suo rapporto con il “vero” si spende nell’emozione di un attimo irripetibile da fissare abilmente sulla tela con la gioia di essere pittore. Allora soprattutto le piccole tavolette o quegli studi squisitamente attuali sul cielo diventano opere uniche, inimitabili, cariche di una singolare energia. Nella suggestiva scoperta del paesaggio la carica emozionale di Luxardo vibra in perfetta simbiosi con la composizione rispettando la vita del quadro. […] Estremamente fedele al suo continuo esplorare ed esplorarsi Giorgio Luxardo miscela opportunamente il piacere della visione alla componente emozionale rivelando una straordinaria dimensione comunicativa. Per questo, forse, le mille sfumature dei suoi quadri riescono sempre ad emozionarci intensamente, ricordandoci la nostra umana condizione di fronte all’immensità della realtà che ci cinge ogni giorno anche quando ce ne dimentichiamo”.

Silvia Fierabracci


 
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