LIA CHIAPPI



LIA CHIAPPI "L’arte per Lia Chiappi è un’esperienza intima, è narrazione di una storia personale e comune, fatta di piccoli gesti e di sguardi improvvisi, di memorie di esperienze vissute o soltanto immaginate, è il foglio bianco di un diario sul quale annotare le proprie impressioni di fronte allo spettacolo affascinante della natura e dell’uomo.
Riallacciandosi ad una tradizione figurativa sempre rispettata ed amata, l’artista sceglie la realtà come oggetto esclusivo della propria indagine pittorica e vi si approccia in modo semplice ed immediato, con l’unico intento di restituire l’emozione autentica della visione.
Sempre fedele alla propria impostazione classica, che qualche interessato detrattore potrebbe anche giudicare “anacronistica”, Lia Chiappi si guarda intorno e traduce con il pennello le sue sensazioni osservando analiticamente quello che la circonda, tenendosi ben lontana da ogni tentativo di sperimentazione o velleità avveniristica.
Le tematiche ed i soggetti ricorrenti nel suo discorso pittorico, molteplici e variegate, si inseriscono armoniosamente e coerentemente nel solco di una serena classicità.
Fonte d’ispirazione fondamentale non poteva che essere la natura, nella quale l’artista si immerge e della quale coglie l’essenziale visivo cromatico e formale evidenziando quella parte più suggestiva che ha determinato in lei particolari sensazioni e stati d’animo.

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Le “vedute” hanno il pregio dell’ampiezza e della freschezza, dell’impressione rapida ottenuta mediante “macchie di colore” che sono vive e corpose, ma anche morbide, mentre una valida scomposizione dei piani prospettici mette in evidenza suggestive profondità.
Altro punto focale dell’espressione artistica è la figura, sia essa umana o animale, in cui l'artista pare trovare l'appagamento voluto e inserire una propria, peculiare sensibilità; così pure nei ritratti, in cui viene mostrata buona capacità nell’individuare le caratteristiche necessarie per realizzare una raffigurazione che sia anche moderatamente introspettiva.
Si segnalano anche le nature morte, rivissute con semplicità assieme ad un grande senso della composizione e del colore, ed in particolare i fiori, soggetto sempre “pericoloso” in quanto da qualcuno considerato banale, rispetto ai quali l’artista riesce sempre ad evitare il rischio della mediocrità, anche in virtù di quella sincerità con cui sempre si avvicina al soggetto.
Le luci, la composizione del disegno, le cromie sono perfettamente intonate al messaggio cui è orientata questa pittura, un messaggio di serena e semplice godibilità, mentre sulle tele le larghe pennellate corrono morbide e nello stesso tempo sapientemente decise, distribuendo una materia pittorica densa e pastosa, articolata senza ricercatezze.
Nessun contrasto che offenda la vista, nessuna forzatura, tutto è semplice e lineare, tutto sembra composito in un’armonia vissuta e sofferta, frutto di un’esperienza interiore.
E’ interessante rilevare che l'artista, nonostante il verismo che caratterizza la sua pittura, non si lascia mai tentare da un eccessivo e didascalico realismo, ma neanche, in senso opposto, da una interpretazione sommaria o trasfigurata della realtà, in questo manifestando un evidente e per molti apprezzabile equilibrio di approccio e di tendenze.
Non stupisce certo sapere che Lia Chiappi è anche poetessa: una sottile vena lirica emerge infatti chiaramente da tutta la sua produzione artistica, divenendone uno dei tratti caratteristici più pregnanti, il reale tendendo a filtrarsi di sentimentali calde atmosfere.
Immagini raccolte, soste dello sguardo e dell’anima su visioni ed oggetti della nostra vita quotidiana, presenze dell’oggi, memorie del passato, in tutto questo si concreta la “poetica” pittorica dell’artista che, tuttavia, non degenera mai in languori romantici o in sdolcinate sottolineature che la sospingano in un opaco convenzionalismo.
Nelle pieghe e nelle circostanze di questa sua scelta contemplativa si definisce il fascino tranquillo delle sue opere, di fronte al loro pacato silenzio c’è uno straordinario trasporto poetico, una intensa adesione alle cose e ai sentimenti relativi alla dimensione quotidiana dell’esistenza".

Stefano Barbieri


 
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