TEMISTOCLE SCOLA



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“E’ una sintesi potente, quella che in natura lega materia e colore, aria e luce, in una sorta di festa chimica che non trova riscontro nelle formule degli scienziati. Viene così data vita al più suggestivo degli spettacoli, che solo qualcuno toccato dal destino, nell’immediatezza o attraverso il filtro della memoria, ha il dono innato di saper realizzare di nuovo, grazie a una sintesi chimica, questa volta sì, impastata di colore, di luce e di poesia.
Autodidatta, ma attento agli stimoli e ai suggerimenti, il predestinato Temistocle Scola ha percorso negli anni un cammino assai ricco di esperienze, che lo ha da tempo condotto, prendendo le mosse da una pittura di paesaggio tradizionale e tipicamente toscana, ad approdare ad una autentica maturità di pittore straordinariamente contemporaneo.
Dopo aver praticato, per innata ansia di ricerca espressiva e volontà di sperimentazione, i terreni artistici dell’informale e del surreale, da alcuni anni Scola è ritornato alla pittura di paesaggio. Non siamo più al cospetto, tuttavia di una realistica rappresentazione del vero “en plein air”, bensì di una sorta di “paesaggio della memoria”, ricostruito in senso, per così dire, migliorativo: il verismo dell’artista perde la sua oggettività espressiva in nome di un' invenzione e di un contatto affettuosi verso la natura, la realtà ponendosi davanti a lui per essere percorsa dalle sue emozioni e dalla sua aspirazione alla perfezione. Sempre teso a presentare con intuito creativo quella universale realtà che è la Bellezza, senza manifesto sentimento, senza sdolcinate sottolineature, la sua espressione tecnica indica in ogni evento fissato sulla tela la solarità del reale e la vasta gamma di colori della natura, alla ricerca e alla esaltazione del suo valore originario come habitat splendido dell'uomo.
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Laddove il disegno non si fa mai vincolante, attraverso il colore l'osservazione del dato della realtà subisce un felice straniamento, tale da concludersi in sottile evento lirico.
Balza all'evidenza il valore che acquista la presenza della luce nelle più diversificate località e nei variati momenti della giornata e delle stagioni, una luce che più che semplice chiaroscuro o luminismo è piuttosto luce interna al colore, luminosità impastata nel colore, di profondità ariosa e quasi magicamente affiorante alla superficie pittorica.
Ed ecco che i paesaggi, pervasi da una natura solare, ma non violenta, vengono di volta in volta "ricreati" con sequenze cromatiche tutte nuove e singolari allo scopo di esulare da una raffigurazione di puro e semplice estetismo. L’autore non cede mai, infatti, al facile effetto, che non gli sarebbe sicuramente precluso, date le esperienze e le capacità tecniche, e nemmeno a soluzioni furbesche o maliziose. Per questo il valore indiscutibile della sua tavolozza, così varia ed armonica, rimane integro e tale da creare una bellezza raffinata, sincera ed onesta.
E’ poi da notare che la presenza umana viene dall'artista estremamente limitata, per non dire esclusa, non offrendosi mai allo sguardo quale carnalità, ma essendo spesso solamente evocata simbolisticamente o come traccia negli oggetti di uso quotidiano che fanno imprevista apparizione. Tuttavia, mai questa assenza viene percepita come negazione assoluta o come mancanza, forse perché si sente che, a ben vedere, una presenza c’è stata e in qualche modo c’è ancora nelle opere di Scola: è quella dell’autore.
Il segno diviene insistito e l'amalgama cromatico particolarmente ricco di volumi nelle pregevoli composizioni di natura morta, colte con essenzialità di dettagli in una luminosità che avvolge, dando coesione ai vari elementi compositivi. Così, per quello che sono, senza intenzioni retoriche o letterarie, prendono forma gruppi di ciotole, scodelle, macinini, bambole, gli “strumenti da lavoro” dell’artista… il tempo fermo, disumano e umanissimo delle cose che non sono soltanto oggetti, ma luoghi misteriosi della memoria.
Sintesi pregevoli e raffinate di armoniose forme naturali, di esperienze e motivi legati alla quotidianità, attraverso cui è possibile riscoprire l’identità del mondo e il sapore della vita, le composizioni pittoriche di Scola ci testimoniano quanto anche una visione fedele del mondo reale possa consentire spazi di libertà inventiva e di novità espressiva.
Fra l'artista e la realtà oggettiva, l’artista pare dire, ci sono molte più cose di quanto comunemente si creda”.

Stefano Barbieri


 
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